MINISTRO FORNERO, LEI NON HA DIRITTO!
Rosalinda Gianguzzi
29.06.2012
Il mio nome è Rosalinda Gianguzzi, di professione insegnante e giuro, non riesco a credere a ciò che ho letto in questi giorni!
“Work isn’t right!”. Le sue parole affidate al
Financial time sono arrivate come un pugno in pieno viso. Sono sempre più sgomenta del fatto che il livello più basso di empatia, di immedesimazione arrivi sempre dalle donne al potere.
E non sono affatto sorpresa del fatto che l’ex Ministro Gelmini altra cultrice del “merito” (senza averne), che aveva affermato che l’astensione obbligatoria è un privilegio, spingendosi dove nessun politico, anche il più insensibile sarebbe arrivato, l’abbia appoggiata.
Donne di ghiaccio, donne di ferro, donne con le palle, donne tutte di un pezzo, donne che hanno semplicemente scordato di essere donne, trasformate in una caricatura perfida ed acida degli uomini. Quanto la rende brutta il potere, la rende brutta dentro, veramente una brutta persona!
Ma io non sono qui ad insultarla, per quanto catartico sia, per il mio senso di giustizia frustrato, sono qui per spiegarle e per cercare anche di capire.
Intanto vorrei avere chiaro cosa lei intende per diritti e doveri dei cittadini, e quindi anche suoi, perché a volte ho la sensazione che parlando di politici si parli di una sorta di Olimpo con leggi e statuti propri e la sensazione, le assicuro, non è solo mia.
Le giro dunque qualche provocazione raccolta nei social network.
Se il lavoro non è un diritto, pagare le tasse dunque non è un dovere?
Chi non ha da mangiare per se, difficilmente può contribuire alla res pubblica, per cui dovrebbe essere esentato da ogni tassa diretta ed indiretta .
Seguendo la stessa logica, delinquere non è un reato.
Se la gente non ha diritto a lavorare, comunque deve vivere, o anche quello non è un diritto?
Lei afferma inoltre che il lavoro bisogna meritarlo.
Il lavoro è dunque un premio?
E quindi noi dovremmo vivere per lavorare (il “premio”, il fine ultimo), o lavorare per vivere?
Io ho sempre pensato che vivessi per altro: i miei affetti, i miei ideali, i miei valori e non che fossi “pensata” come strumento per produrre la ricchezza di altri (perché io da insegnante che si paga la trasferta da sola, al contrario di voi, di ricchezza ne vedo ben poca).
Ho sempre pensato che il lavoro fosse un dovere, da svolgere con serietà ed impegno: uno strumento che mi desse un significato come persona che vive in una società. E quindi un diritto: ad “esserci” con le mie potenzialità e le mie inclinazioni, perché così è scritto sulla Costituzione.
Ed anche un dovere, soprattutto VOSTRO, che vi vincola, vi lega mani e piedi a noi.
Perché se il mio lavoro è insegnare e non posso dire ad un mio alunno “non hai il diritto all’istruzione…. se te la meriti te la impartisco” VOI SIETE OBBLIGATI A PENSARE A NOI COME PERSONE.
A preoccuparvi della nostra realizzazione, perché è quello che siete chiamati a fare, è quello che avete giurato di fare. Perché se non se ne fosse accorta, quel libro che le hanno messo sotto la mano non era un libretto degli assegni, era la Costituzione. Un libro scritto col sangue di persone che hanno combattuto contro poteri forti, più grandi di loro, e che proprio come Voi, pensavano ad interessi altri.
Che ritenete certi vostri privilegi diritti acquisiti ed il poter essere PERSONE, poterci pensare come cittadini, un premio da conquistare. Credo di leggere il suo pensiero ministro “patetico” starà pensando, ma questo per me è l’unico e vero amore italico che conosco.
Non mi commuovo più da tempo alle note del Mameli cantate negli stadi, perché ormai sono espressione spesso di quell’Italia brutta, deformata, malata, che avete disegnato per noi con i vostri interessi economici. Perché i soldi, il debito, sono gli unici interessi che sembrate avere, miope, cieco.
Ma attenzione Ministro i soldi li fanno le persone, quelle che lavorano sul serio, non i parassiti. Vi abbiamo regalato un fiore e pensate di proteggerlo legandogli un sacchetto in testa! Lei dice che pensa alla persona, ma quale?
Le persone, Ministro, non sono flessibili, la loro vita è fissa: nascono, crescono, fanno figli, invecchiano, si ammalano, muoiono a tempo indeterminato da migliaia di anni.
Ed il lavoro deve adattarsi alla loro vita, non ad un mercato del lavoro che ci vuole giovani per sempre, asessuati, bionici. Perché la fascia di persone che ne resterebbe fuori da questo target, sarebbe enorme e sarebbero persone socialmente inutili a carico dello stato. Bell’affare!
Le tutele nascono a garanzia del lavoratore, ma anche a garanzia del datore di lavoro, e dello Stato perché permettono all’individuo di poter essere utile e produttivo per più tempo possibile, anche con le proprie debolezze umane, e ai datori di lavoro di non perdere persone di valore, con esperienza, fidelizzate.
Non l’ha inventata il Ministro Fornero la possibilità di mandare a casa le persone negligenti, esisteva già! Il mercato “flessibile e globale” e la morte del posto fisso sono l’unica vera, profonda ragione di questa crisi mondiale, perché non riesce a sfruttare al meglio la materia prima più preziosa: il potenziale umano.
O forse si riferiva a se stessa quando ha affermato “penso alla persona”? E neanche mio caro Ministro, perché i costosi privilegi di cui gode lei ed i suoi familiari, come pensate di pagarli? Con la sua riforma del non lavoro, del licenziamento? Questa è la vostra ricetta per lo sviluppo?
Avete alleggerito una macchina troppo pesante togliendo il motore, con la convinzione che andasse più veloce! Si ricordi che il capitalismo ha bisogno del proletariato, non c’è padrone senza servo, non esiste titolare senza dipendente. Pensa che il suo lavoro, o quello degli altri politici, esenti da ogni taglio, o di tutti i “capoccia” della situazione produrrà, senza di noi, senza le nostre tasse, senza le nostre braccia, senza il nostro lavoro la ricchezza di cui avete bisogno?
Spero che parlando di interesse possa farla ragionare, perché credo che è l’unico linguaggio che capite, lei e i suoi amici “tecnici”. Perché è evidente che dei tanti “tecnici” quelli veri, quelli che lavoravano, si sporcavano le mani tutti i giorni o imprenditori, e che oggi non ci sono più non vi interessa nulla.
Le vostre mani sono sporche solo del sangue di quelle che erano persone (più di 70 dall’inizio dell’anno), vittime di una vera e propria strage di stato, a cui non avete dato risposte, avete tolto il diritto di pensare alla possibilità di un futuro, avete tolto una ragione per vivere, con la vostra “nuova attitudine”.
Perché sa una cosa ministro? Una persona senza lavoro è NIENTE! Non è libera, non ha dignità, non ha storia. Penso deve essere terribile dormire con questo pensiero, a meno che non usi con se stessa la stessa tattica che usa con noi. Tendere la corda della sopportazione per arrivare a quella soglia in cui si diventa insensibili a tutto. Faccia attenzione però perché se dovesse fermarsi qualche millimetro prima di quella soglia potrebbe rimanerne schiacciata, altro che lacrime di coccodrillo!
Come del resto potrebbe trovare chi quella soglia non vuole raggiungerla e che potrebbe considerarla un’abusiva Ministro, lei ed i suoi soci. Qualcuno che potrebbe dirle che nessuno l’ha voluta, nessuna l’ha votata, non è stata scelta e che il diritto al lavoro è scritto ed è legge, il diritto di governare, senza elezioni, in democrazia, non è scritto da nessuna parte.
Qualcuno che potrebbe rinfacciarle che il diritto di rinnegare la Costituzione, di sparare numeri a casaccio parlando di dati che dovrebbero essere trasparenti, non le appartiene, per quanto se lo sia arrogata. E sono persone come queste che hanno scritto i libri di storia.
Io personalmente malgrado tutto, ho grande rispetto per le istituzioni nell’esercizio delle loro funzioni (il rispetto per la singola persona è altra cosa), non penso questo e desidero soltanto ricordare a lei, qualora se ne fosse scordata, che la radice etimologica della parola Ministro è latina e vuol significare SERVO, e dunque la invito a fare ciò che SERVE a noi, e non solo al debito.
E soprattutto evitare dichiarazioni come queste che francamente non servono a nessuno, soprattutto se fatte sempre da fasce di privilegiati, che non conoscono la crisi, non conoscono il sacrificio e con gli strumenti in loro potere ne tengono ben lontano lo spettro e aiutano solo a sdoganare i limiti di pudore e di decenza che la classe politica dovrebbe avere per evitare di esasperare ulteriormente gli animi sfiancati dall’indigenza.
Le assicuro che tutti noi abbiamo le tasche piene di una classe politica sboccata e irrispettosa, che produce solo astio, sfiducia disamore per le istituzioni, terreno fertile per l’astensionismo e l’antipolitica.
Infine le dico che personalmente i libri di storia non li scrivo, ma li leggo ai miei ragazzi per insegnare loro che è un loro diritto, ciascuno secondo le proprie potenzialità, di diventare le persone migliori possibili. Perché è “right”, cioè giusto, cioè un loro diritto sancito dalla Costituzione.