RIFIUTI URBANI
La monnezza di Città del Messico
Paola Desai
2012.01.27
Le foto di montagne di spazzatura per le vie della città hanno riempito le pagine dei giornali, insieme alle lamentele dei cittadini e ai blocchi stradali di comuni vicini che non vogliono nuove discariche. Suona familiare? Non si tratta dei sobborghi di Napoli, bensì di Città del Messico. Qui la crisi della spazzatura è scoppiata quando l'amministrazione della capitale ha deciso di chiudere Bordo Poniente, la più grande delle sue discariche e forse la più grande al mondo - del resto la capitale messicana, con circa 24 milioni di persone, è tra gli agglomerati più popolosi del pianeta. Bordo Poniente era in uso dal 1985: sui suoi 600 ettari riceveva 12.600 tonnellate di spazzatura al giorno (di cui circa 7.000 da altre municipalità dello stato di Mexico, adiacenti al Distretto federale - cioè alla capitale). Oggi circa 70mila tonnellate di spazzatura sono sepolte nella discarica, cosa che provoca un pericoloso inquinamento delle falde idriche.
La chiusura della mega discarica lascia l'immensa Città del Messico con solo due discariche minori che saranno presto piene, dicono le autorità. E ha innescato un conflitto tra le autorità municipali, dello stato di Mexico e nazionali: il governo nazionale insisteva dal 2008 per la chiusura del sito di Bordo Poniente ormai straboccante, le autorità cittadine hanno tirato in lungo fino appunto al mese scorso. Ma lo stato di Mexico non vuole sentir parlare di nuove discariche sul suo territorio, nelle municipalità adiacenti a Città del Messico - dove i sindaci dichiarano che non accetteranno un solo chilo di rifiuti del Distretto federale. Ai primi di gennaio gli abitanti di alcune delle località indicate per possibili discariche, come Ixtapaluca, hanno fatto blocchi stradali per impedire l'accesso ai camion della nettezza urbana della capitale. Mentre i pianificatori di Città del messico rivendicano il progetto di «metropolitanizzare» i servizi pubblici essenziali della città, a partire dalla raccolta dei rifiuti e poi acqua, trasporti, energia: perché, dicono, in città lavorano (e producono rifiuti, consumano energia, ecc.) persone che abitano nei comuni limitrofi, nell'area metropolitana. Nelle prime settimane di gennaio, al culmine della disputa, sono comparse le foto di mucchi di spazzatura - per la verità le strade di Città del Messico sono rimaste abbastanza pulite, ma certo sono circolate anche denunce di discariche abusive...
La decisione di chiudere la megadiscarica di Bordo Poniente ha il suo merito però. Già nel 2008 la Corte internazionale di arbitraggio ambientale (Iceac, organismo fondato proprio in Messico che ha attualmente sede in Spagna), raccomandava di chiuderlo e stimava necessario investire 71 milioni di dollari per bonificare il sito. Ora il governo municipale intende aprire una gara d'appalto internazionale per un impianto che estragga metano dalla decomposizione di quella megadiscarica.
Ma il principale merito della crisi è forse di aver aperto un dibattito pubblico sulla gestione della spazzatura nel paese: il ministero dell'ambiente messicano stima che ogni anno l'intero Messico produca 40 milioni di tonnellate, di cui solo il 15 per cento va riciclato. Secondo il Centro de Ecologica y Desarrollo, centro di ricerca ambientale che ha monitorato la gestione dei rifiuti nel paese fin dagli anni '80, è urgente introdurre una cultura in materia: «Buttiamo materiali di valore nella pattumiera, manca l'idea del riuso e riciclo. L'obiettivo è riciclare almeno il 60 per cento dei rifiuti, e gestire il resto in discariche adeguate», diceva giorni fa il direttore del Centro, Ivan Restrepo, commentando la crisi della spazzatura (sul quotidiano britannico The Guardian). E insiste: serve una strategia a lungo termine.
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