| di MARINA FORTI Il lago Baikal è in pericolo
È il più antico tra i grandi laghi del mondo, tiene un
quinto delle riserve mondiali di acqua dolce, ha più specie
endemiche di qualsiasi altro lago. Il lago Baikal è "un fenomeno
unico", sostengono gruppi ambientalisti russi come il Baikal
Environmental Wave ("Onda ambientalista del Baikal") o come la
sezione russa di Greenpeace. Ma proprio questi gruppi lanciano un
allarme sullo stato di questo specchio d'acqua lungo oltre 630
chilometri e largo circa 80, situato nella Siberia orientale
appena a nord delle catene montuose della Mongolia.
Le minacce che gravano sul lago, sono l'inquinamento industriale
e agricolo portato dai 336 fiumi e torrenti che alimentano il
lago, insieme alla caccia illegale che sta decimando alcune
specie rare e alle annunciate operazioni minerarie e prospezioni
per il gas naturale nel bacino del fiume Selenga, che scorre da
sud-est e forma nel Baikal meridionale un grande delta. Tutto
questo mette a repentaglio il lago: l'accusa rimbalza da
Greenpeace a numerosi gruppi locali - come la piccola
organizzazione per il "turismo sostenibile" che ha promosso una
rete di "bed and breakfast" e cerca di valorizzare sul lago e le
montagne che lo circondano, con i parchi nazionali di Zabaikalsky
(sulla costa orientale) e Pribaikalsky (su quella occidentale):
si veda il sito www.baikal.eastsib.ru. Non per nulla l'Unesco
considera il Baikal un "patrimonio dell'umanità" (
World
Heritage Site
), e ora Greenpeace chiede che lo includa nella
lista dei siti minacciati.
Certo è un luogo particolare, il lago siberiano. La sua origine
viene fatta risalire a movimenti tellurici avvenuti 25 milioni di
anni fa. E' un lago assai profondo (fino a 1.500 metri) e circa
l'80% della fauna che lo popola è unica, nel senso che non si
trova altrove al mondo. La lista comincia con mammiferi della
taiga come l'orso bruno ("il signore della taiga", il più grande
mammifero carnivoro) e prosegue con alci, cervi e daini. Vive nel
lago Baikal l'unica specie di foca d'acqua dolce conosciuta, la
foca Nerpa: gli scienziati ancora non si spiegano come possa
essere arrivata, in quel il lago distante centinaia di migliaia
di chilometri da ogni mare (un'ipotesi è che la foca Nerpa
appartenza alla fauna del Terziario). Nelle acque del lago poi
vivono innumerevoli pesci tra cui una varietà di salmone e
storioni e uno dei pochi pesci vivipari al mondo, la golomyanka.
Ma questa fauna è sottoposta a grave "stress". La foca è stata
cacciata per millenni (sono state trovate testimonianze
preistoriche di comunità cacciatrici). Ma oggi la popolazione
delle foche Nerpa è diminuita di un terzo solo negli ultimi 6
anni, fa notare (all'agenzia
Reuter
) Roman Pukalov,
coordinatore della Campagna Baikal di Greenpeace. Sarebbe ammessa
la caccia di 6.000 esemplari all'anno, ma il bracconaggio ne fa
fuori molte di più (anche perché per ogni foca uccisa i
cacciatori ne feriscono due o tre...). Sia la foca che orsi, alci
e cervi sono pregiati in Cina settentrionale e Mongolia per la
carne, le pelli e pellicce, le zanne, e questo alimenta la caccia
illegale.
I gruppi ambientalisti del Baikal fanno notare che il lago
siberiano era tutto sommato sopravvissuto ai decenni
dell'industrializzazione sovietica. Certo, Irkutsk a ovest e Ulan
Ude (sul fiume Selenga) a est del lago sono due centri
industriali relativamente grandi, e il modello di sviluppo
sovietico non ha badato molto al bilancio delle risorse naturali
e all'inquinamento. Oggi la soglia d'allarme è toccata, accusa
Greenpeace: l'amministrazione russa ha annunciato la decisione di
bonificare i fiumi tributari del Baikal - o almeno così sostiene
alla
reuter
un dirigente del dipartimento per l'analisi
ambientale di Mosca - ma poi non è successo nulla. Per
Greenpeace, questo è un ulteriore sintomo della mancanza di
sensibilità ambientale del presidente russo Vladimir Putin. Se la
perestroika del presidente (sovietico) Gorbaciov aveva sollevato
il velo sulla vera e propria emergenza ambientale di tutta
l'allora Urss, accusano gli ambientalisti russi, Putin ha
invertito la tendenza e cancellato l'ambiente dalle priorità
della politica russa. Il timore di vedere le trivelle nel bacino
del Baikal non è così infondato...