L'AQUILA
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Storia di un povero terremotato
di Antonio Russo, l'invisibile.
25 marzo 2011
 
Sì, io sono un invisibile, uno straniero in casa, e, se questa casa si trova in una patria che ha anche una costituzione a difesa dei suoi abitanti, allora sono uno straniero in patria. Ed allora, questa costituzione e quel tricolore non mi appartengono. Nel cuore forse sono un patriota, ma la mia patria è il mondo, ma…un altro mondo, perché un mondo migliore è possibile.
Sono un invisibile, perché non ho voluto dare il culo né alla politica, né alla chiesa, anzi, di più, perché la mia fede politica di sinistra mi ha dato una spinta per la discesa e mi sono ritrovato a cercare lavoro lontano dalla mia città. Il lavoro finisce, però, e allora rientri a casa... Ma casa mia dov'è? Solo mattoni a vista, crepe, ricordi, lacrime, e rabbia, sì! tanta rabbia. Asl dell'Aquila: «Non sei più un aquilano, per avere il medico devi essere residente o studente o avere un lavoro». Protezione (in)civile: «Scusi nel sisma ho perso la casa di famiglia, non so dove andare»: «Caro signore sa quanti aquilani in giro per il mondo ci sono? se tutti tornassero!» Comune: «Non si possono rilasciare residenze prima di 2 anni dal sisma».
Il 7 aprile, andrò al comune con la mia compagna e porterò la rabbia, sì, la mia rabbia, ed insieme chiederemo il cambio di residenza in una casa che aspetta di essere abbattuta, o in una roulotte, e… se mi guardano con il famoso punto interrogativo alternato a quello esclamativo stampato sugli occhi, dichiarerò guerra alle istituzioni. In questa tragedia, io, 55 anni, disoccupato, casa solo macerie... Ho aperto la mia (forse) costituzione, sperando almeno di essere ancora italiano. Articolo 3: Tante belle parole. Mi sono guardato in giro: minacce, soprusi, ingiustizie, illegalità, abbandono, truffe, sofferenze, spartizioni, e tante bugie intervallate a promesse. Il mio posto non era di stare a guardare, ma reagire.
Ritrovo gli amici, i compagni, e, grazie anche al loro impegno arriva una roulotte. Posizionarla è stato semplice: a Casematte, uno spazio occupato dal comitato 3e32 nell'ex ospedale psichiatrico dove per entrare non ci sono porte, dove se non hai mangiato un piatto di pasta lo trovi, dove ti stanno ad ascoltare senza chiedere in cambio niente. Mi fanno sentire, ma con amore, un po' zio di tutti; sono diventati i miei compagni di viaggio, invece di quella politica muffata, stanca, inconcludente, sempre pronta a rilavarsi, per apparire diversa, ma sempre uguale. E, piano piano, siamo diventati la città più commissariata in italia. Così tra poco dovranno istituire una nuova figura, o un altro assessorato per la gestione del commissariamento degli stessi. Se protesti, arriva subito una caramella. E una manganellata. Seguita dalla promessa che se fate i bravi tra sei mesi vi cambiamo la bombola dell'ossigeno, e allora tutti a testa bassa perché quando non hai nulla, quel poco te lo fanno sembrare tanto. Ed allora, tutti con lo sguardo al cielo, con la speranza che cada un’ordinanza comprensibile, che si possa attuare senza riunire una commissione di saggi, tanto anche di quelli ne siamo pieni. I saggi con gli stipendi decennali per l'operaio ma mensili per loro...
Siamo stati deportati, chiusi in tendopoli con regolamenti carcerari, hanno fiaccato le menti, siamo stati oggetto di studio, ci hanno tenuto la testa bassa, con il ricatto della caramella, ma… questa caramella, quando arrivava, aveva un sapore amaro, un sapore di prepotenza, di anticostituzionalità, no, non era nemmeno una caramella. Ed anche per questo, io oggi non me la sono sentita di partecipare alla ricorrenza dei 150 anni. Non sono andato a veder sventolare quel tricolore che oggi mi tradisce, a leggere una costituzione che forse non mi appartiene. Sono parole amare, lo so, non maleditemi, non serve a niente, tanto..all'inferno... ci sono già.

 
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