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FUORIPAGINA
22/04/2011
  •   |   Redazione
    Addio a Vezio, compagno barista

     

     

    Alle pareti fotografie, gagliardetti, manifesti  e lettere d’epoca. Dentro bandiere rosse, stendardi cubani e palestinesi, le facce del Che, di Natta, Giuseppe Di Vittorio e Agostino Di Bartolomei. Era il bar Vezio, un piccolo  ritrovo in via dei Delfini, l'antica latteria che dal 1969 in poi divenne il retrobottega del Bottegone, il palazzo del Pci a via delle Botteghe Oscure, dove si andava  in gruppo ad esultare per  l’avanzata delle sinistre alle regionali 1975 o a esaltare l’impegno internazionalista. Quel bugigattolo, affollatissimo di cose, ricordi, poster, era un crocevia obbligato, tra caffè, whisky e un litro di latte da portare a casa, di eventi che cambieranno la storia italiana. Lui, Vezio Bagazzini, aveva una parola per tutti, dalla svolta di Occhetto ai compagni vietnamiti nella Ddr, dalle prese di posizione di Amendola al “compagno sindaco” Petroselli . Quel piccolo locale tappezzato di cimeli rossi e giallorossi - da Benigni che prende in braccio Berlinguer alla foto di Francesco Totti che esulta dopo un derby - era sopravvissuto alla caduta del muro di Berlino, alla fine del Partito Comunista, al trasferimento del partito dei lavoratori  dalla sede storica e ai suoi tanti cambiamenti di nome. Sfrattato nel 2003  dalle sue storiche mura, a pochi metri da Botteghe oscure, Vezio Bagazzini, romanista-comunista e re del cappuccino, passò a  preparare colazioni e aperitivi in un piccolo locale sul Lungotevere Tor di Nona. Nella sua vita però ne ha viste tante dal punto di vista «privilegiato» del bancone: il ritrovamento del cadavere di Moro a via Caetani, giusto a due passi dal suo bar, le elezioni, le lacrime di Occhetto, fino alla morte del Papa, con gli scatoloni già imballati pochi giorni prima del definitivo trasferimento.

     


I COMMENTI:
  • i funerali si svolgeranno domani martedì 26 alle 12,30 a Santa Maria in Trastevere, è prevista a seguire una cerimonia laica sulla piazza davanti alla basilica 25-04-2011 23:46 - Maria
  • HO CONOSCIUTO VEZIO IN CLINICA, ERA VICINO DI LETTO DI MIO PADRE CHE E' MORTO IL 2 APRILE SCORSO.
    VORREI CONOSCERE, SE POSSIBILE, LA DATA DEL FUNERALE.
    GRAZIE. 22-04-2011 20:32 - TRANQUILLI MARISA
  • Cari compagni. Leggendo queste righe ho subito pensato alla grandiosa mostra organizzata a Roma dal 14 gennaio al 6 febbraio alla Casa dell’Architettura per celebrare il 90° della fondazione del PCI, ma anche il ventennale della sua morte, tutto questo collegato in maniera un po’ forzata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. “ AVANTI POPOLO - Il PCI nella storia d’Italia “ – questo il titolo della mostra, organizzata con un tale spiegamento di mezzi e denaro, che il PRC ed il PdCI messi assieme non se lo sognerebbero mai . In quella mostra non c'era spazio per i personaggi minori come Vezio, travolti dall'inesorabile procedere degli avvenimenti storici. La mia prima impressione entrando è stata quella di entrare in un gigantesco mausoleo funebre. Chissà che cosa deve aver pensato il compagno Vezio, se pure è riuscito a visitarla. Mi sono ricordato subito della tomba di Tito a Belgrado e del corpo imbalsamato di Lenin nella Piazza Rossa di Mosca Penombra diffusa. Colore dominante il rosso. Poche bandiere e striscioni, ma schermi televisivi e computer dappertutto, con immagini della storia del PCI in tutti i campi, musica, cinema, letteratura, fumetti, sindacato e naturalmente politica e lotte operaie. Raramente ho visto una mostra tanto agiografica e autocelebrativa in maniera decisamente sfacciata. Al primo piano il solito negozietto di ricordini, con penne, distintivi, medaglie, opuscoli, e libri tutti dedicati al vecchio PCI, con qualche tentativo patetico di collegamento con il nuovo corso democratico. In vetrina anche il servizio da caffè utilizzato da Palmiro Togliatti durante i ricevimenti ufficiali. Tutto molto patetico. Nel corso dei quindici giorni di apertura della mostra sono stati organizzati decine di convegni e tavole rotonde frequentate dal bel mondo intellettuale che ruota attorno al PD. Un enorme raduno di radical-chic per dimostrare che quella di Achille Occhetto nel 1991 è stata la scelta giusta, ma anche per piangere sulla tomba del “ caro estinto “ e riaffermare una volta per tutte che il PD si considera l’unico ed il solo erede spirituale del vecchio PCI. Naturalmente parecchie di quelle stesse persone sono poi andate a sputare sulle tombe dei loro padri madri che si solo immolati in nome della Resistenza Antifascista e dell’ Internazionalismo Proletario. Mai visto tanta ipocrisia in vita mia. In conclusione : poca rivoluzione a tanta puzza di cadavere. Sembra che il PD voglia addirittura portare la mostra in giro per l’Italia. Speriamo proprio di no, ed io comunque non ci tornerò mai più . 22-04-2011 20:25 - gianni
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