Alle pareti fotografie, gagliardetti, manifesti e lettere d’epoca. Dentro bandiere rosse, stendardi cubani e palestinesi, le facce del Che, di Natta, Giuseppe Di Vittorio e Agostino Di Bartolomei. Era il bar Vezio, un piccolo ritrovo in via dei Delfini, l'antica latteria che dal 1969 in poi divenne il retrobottega del Bottegone, il palazzo del Pci a via delle Botteghe Oscure, dove si andava in gruppo ad esultare per l’avanzata delle sinistre alle regionali 1975 o a esaltare l’impegno internazionalista. Quel bugigattolo, affollatissimo di cose, ricordi, poster, era un crocevia obbligato, tra caffè, whisky e un litro di latte da portare a casa, di eventi che cambieranno la storia italiana. Lui, Vezio Bagazzini, aveva una parola per tutti, dalla svolta di Occhetto ai compagni vietnamiti nella Ddr, dalle prese di posizione di Amendola al “compagno sindaco” Petroselli . Quel piccolo locale tappezzato di cimeli rossi e giallorossi - da Benigni che prende in braccio Berlinguer alla foto di Francesco Totti che esulta dopo un derby - era sopravvissuto alla caduta del muro di Berlino, alla fine del Partito Comunista, al trasferimento del partito dei lavoratori dalla sede storica e ai suoi tanti cambiamenti di nome. Sfrattato nel 2003 dalle sue storiche mura, a pochi metri da Botteghe oscure, Vezio Bagazzini, romanista-comunista e re del cappuccino, passò a preparare colazioni e aperitivi in un piccolo locale sul Lungotevere Tor di Nona. Nella sua vita però ne ha viste tante dal punto di vista «privilegiato» del bancone: il ritrovamento del cadavere di Moro a via Caetani, giusto a due passi dal suo bar, le elezioni, le lacrime di Occhetto, fino alla morte del Papa, con gli scatoloni già imballati pochi giorni prima del definitivo trasferimento.
VORREI CONOSCERE, SE POSSIBILE, LA DATA DEL FUNERALE.
GRAZIE. 22-04-2011 20:32 - TRANQUILLI MARISA