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FUORIPAGINA
24/12/2010
  •   |   Geraldina Colotti
    Dilaga la caccia all'untore

    Linciati per aver diffuso «polvere di colera». Secondo un'inchiesta illustrata ieri dal ministero della Comunicazione, ad Haiti almeno 45 persone sono state lapidate e bruciate vive perché ritenute responsabili di aver diffuso il colera mediante pratiche di stregoneria voodo: ci sono stati «40 morti nel dipartimento della Grand'Anse e altre 5 nei comuni del Plateau Central», ha reso noto l'inchiesta, realizzata dal 4 al 7 dicembre nelle zone degli omicidi. Per la maggior parte, le vittime sono sacerdoti voodo, religione popolare molto diffusa nel paese e celebrata in oltre 60.000 templi.
    Attraverso i giornali e le radio comunitarie, il governo ha ripetuto che chi pratica il voodo non ha niente a che vedere con l'epidemia, ha invitato la popolazione a non lasciarsi sopraffare dalle false credenze e ha assicurato che i responsabili degli omicidi verranno scoperti e puniti. Una presa d'atto tardiva, secondo il Consiglio nazionale dei praticanti voodo haitiani (Knva) che accusa il governo di inadempienza. I sacerdoti voodo sostengono che i crimini siano il risultato di una campagna di odio fomentata dalle sette religiose rivali e che gli omicidi siano avvenuti sotto gli occhi della polizia, delle autorità giudiziarie e anche sotto quelli delle organizzazioni per i diritti umani, e perciò invitano gli adepti «a mobilitarsi».
    Un altro sintomo dello stato di impotenza e prostrazione in cui versa il paese caraibico: prima distrutto dal devastante sisma del 12 gennaio, poi dalle alluvioni e in seguito da un'epidemia di colera che, dal 19 ottobre, ha provocato 2.591 vittime e infettato 121.518 persone. Molto colpita anche la zona in cui si sono verificati i linciaggi: 93 morti e 961 infettati, secondo il ministero della sanità.
    Alla notizia che il virus - veicolato dalle acque del fiume Artibonite, che si trova nell'omonimo dipartimento - era di un ceppo asiatico particolarmente aggressivo, mai comparso prima nei Caraibi, nella popolazione si è diffusa la convinzione che i caschi blu nepalesi avessero contaminato le acque con rifiuti infetti. Per questo, il mese scorso vi sono stati scontri, feriti e morti: uccisi dai proiettili delle forze Onu (Minustah), presenti nel paese dal 2004.
    Una presenza vissuta dagli haitiani come un'occupazione, che si somma all'insofferenza verso le numerose organizzazioni umanitarie, nelle cui tasche circola denaro che non risolve i problemi della popolazione.
    Per far luce sull'origine dell'epidemia, il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon ha disposto un'inchiesta internazionale, che però non si sa quando, con chi e con quali strumenti comincerà ad agire.
    Lunedì entrerà invece in funzione la missione tecnica dell'Osa che, su iniziativa del presidente René Preval (il cui mandato è in scadenza a febbraio) dovrà supervisionare la riconta dei voti delle controverse elezioni presidenziali del 28 novembre.
    Domenica scorsa, il Consiglio elettorale provvisorio ha deciso di rinviare la proclamazione dei risultati definitivi del primo turno, prevista per il 20 dicembre. Il 7 dicembre, all'annuncio che i risultati preliminari davano al secondo posto il candidato appoggiato dal governo, Jude Célestin (22% contro il 31% della candidata di centro-sinistra, Mirlande Manigat), la popolazione è scesa in piazza.
    Il cantante Michel Martelly, risultato terzo con circa 7.000 voti di scarto, non ha accettato di essere escluso dal ballottaggio, ha accusato il governo di brogli (accuse condivise da tutta l'opposizione) e ha presentato ricorso come prevede la costituzione haitiana. Ne è seguita una crisi politica di cui ancora non si vede soluzione.
    Intanto, ventiquattr'ore dopo aver rilasciato un'intervista al vetriolo a un giornale svizzero, il rappresentante dell'Osa, Ricardo Seitenfus, è stato richiamato in sede. Le sue critiche alla gestione dei fondi internazionali, alla Minustah e alle Ong, hanno punto sul vivo. Haiti - ha detto Seitenfus -, non è una minaccia internazionale, ma paga la sua prossimità geografica agli Usa. Nonostante tutti i problemi, il paese ha al suo interno risorse profonde che gli hanno consentito di preservare un tessuto sociale reattivo, di non finire in un baratro di violenza. Il peccato originale di Haiti rimane quello di essersi liberata nel 1804, prima repubblica di schiavi liberi.

     


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  • Quando all'orrore si sovrappone altro orrore,dovuto a cataclismi,negligenza,superstizione,disperazione e bestialità. 26-12-2010 11:36 - claudiouno
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