Ieri gli operai della Sevel di Atessa, che lavorano per Fiat ma anche per Citroën e Renault, si sono fermati per quattro ore, dalle dieci alle dodici la mattina e dalle quattro alle sei il pomeriggio. Contro l'accordo Fiat su Pomigliano, con il 60% degli addetti alla lastratura e l'80% degli addetti al montaggio, sono stati i primi a organizzare uno sciopero spontaneo, mentre gli altri stabilimenti dell'industria automobilistica di Torino e dell'indotto promettono che non staranno a guardare. E assieme agli operai della Sevel c'erano anche quelli della Magneti Marelli e della Isri, sempre di Atessa.
«È un attacco ai diritti - ha detto il segretario Fiom di Chieti - così si azzera il sindacato, non esiste più Rsu e non esiste più libertà sindacale». Già, perchè si sopprime il diritto allo sciopero, quel diritto che la Costituzione rivendica. «Si vuole schiavizzare questo paese - continua Di Rocco - e a Pomigliano vincerà il sì perchè gli operai sono sotto ricatto». Ma poi si ferma e manifesta un segno di speranza: «Nel segreto dell'urna spero che gli operai esprimano dissenso».
A Mirafiori, invece, gli operai stanno firmando una lettera che arriverà sul tavolo di Sergio Marchionne. In meno di ventiquattro ore, tra mercoledì e giovedì, hanno raccolto 2500 firme al reparto carrozzerie, oltre la metà degli operai (a cui si aggiungono 1000 firme della Sevel). Quelli del reparto presse, ieri mattina in assemblea, hanno votato all'unanimità la lettera a Marchionne e poi sono andati ai cancelli per un paio di ore.
«A Mirafiori c'è contrarietà generale, a prescindere dall'appartenza sindacale», spiega Federico Bellono, segretario Fiom di Torino. Poi racconta particolari «curiosi» dell'assemblea generale di lunedì, alla vigilia della firma del contratto. «Eravamo alle carrozzerie, dove gli operai, con le catene di montaggio, capiscono che alcuni passaggi dell'accordo sono inaccettabili. Si sapeva che alcuni sindacati avrebbero firmato l'accordo ed è curioso come abbiano voluto risolvere con i lavoratori i problemi che la firma avrebbe posto. Dicevano: a Pomigliano sì e negli altri stabilimenti no. Questa argomentazione non è credibile, infatti tutti se ne sono accorti. C'era un'atmosfera di difficoltà e imbarazzo».
La raccolta firme continua a Mirafiori, ma il tempo non è molto perchè il documento deve arrivare all'amministratore delegato della Fiat entro martedì, quando gli operai di Pomigliano voteranno il referendum sull'accordo. E, come dice Bellono, «abbiamo questa settimana perchè da lunedì siamo in cassa integrazione. Con la fine degli incentivi è così. Da quasi due mesi la cassa integrazione è aumentata. Comunque le firme aumenteranno e sono certo che si muoveranno anche gli operai di Iveco e Bertone». E a Mirafiori ci saranno scioperi spontanei? «Nei prossimi giorni sicuro, forse già venerdì».
L'accordo preoccupa anche quegli operai che ora sono, sì, in Fiat, ma che presto non lo saranno più. Termini Imerese fermerà la produzione il 31 dicembre 2011, ma i lavoratori dello stabilimento siciliano temono che l'accordo di Pomigliano diventerà un modello applicabile a tutta la categoria operaia. «Hanno detto che l'accordo vale solo a Pomigliano? Ma non ci crediamo - dice Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom di Palermo - Se c'è un'azienda che lo fa, perchè le altre non dovrebbero farlo? A Termini stiamo facendo di tutto per non perdere la produzione. E se, quando la Fiat andrà via, dovesse arrivare un'altra azienda e dovesse proporre le stesse condizioni di Pomigliano?».
Già, cosa farebbero a Termini? Cosa voterebbero al referendum? «Non è perchè siamo distanti da Pomigliano, ma io voterei no - continua Mastrosimone - Certo, nel mezzogiorno è facile cedere al ricatto, con lavoro e sviluppo che non ci sono. E infatti per noi il contratto nazionale di lavoro è indispensabile. Però capiamo che alcuni punti dell'accordo segnano la morte del sindacato. Basti pensare che un dirigente Fim di Termini ha affisso in bacheca un foglio in cui afferma di vergognarsi di far parte di quel sindacato. Poi la politica non ha fatto nulla per evitare tutto questo e ora propongono soluzioni. Ma cosa ne sanno della fabbrica? Lo possiamo sapere solo noi operai cose significa lavorare in catena di montaggio per otto ore di fila per una busta paga di 1100 euro al mese».
"Salvare il salvabile".
Ma cos'è e quant'è il salvabile?
Anche alimentare il minotauro e la lex prime noctis è salvare il salvabile, anche restituisci tutti contributi che hai avuto e poi porta i stabilimenti dove vuoi è salvare il salvabile!
Anche espropriazione per giusta causa è sempre come sopra.
STrano i vasi comunicanti comunicano solo quando in giuoco sono i diritti dei lavoratori, mai quando di mezzo c'è la finanza ed il capitale, lì inesorabilmente non comunicano più salvo che ovviamente non sia in giuoco la repressione della forza lavoro, la possibilità dì inquinare e lasciare lì le scorie che le gustino le popolazioni e ci pensino poi alla bonifica!
Il problema è di nazioni e di governo delle stesse.
E' opportuno arrivare all'alienazione della massa lavoratrice o il lavoro deve permettere lo sviluppo decente della società e la sua salvaguardia, il suo benessere? 18-06-2010 18:53 - Gromyko
Eccetto alcuni commenti,fatti ad arte dalla confindustria al giornale,gli operai stanno capendo che è tempo di lotte!
Stanno scioperando in tutta Europa e quello che chiamano accordo di Ponigliano,è stato inteso come il più grande ricatto,della borghesia alla classe operaia europea.
Dicono che dobbiamo fare dei passi indietro per continuare a vivere e lavorare.
Ma cosa vogliono?
Siamo a mille euro al mese e per vivere, ce ne vogliono almeno il doppio in Italia.
Mica siamo in Cina,dove un operaio ha uno stato socialista che gli permette di vivere con meno di 200 dollari.Loro li hanno lo stato sociale.
Noi quà stiamo perdendo gli ultimi brandelli di quello stato sociale nato da un compromesso tra comunisti e democristiani.
Lo stato di Berlusconi non da i soldi neanche alle sue regioni e comuni,per mandare avanti le spese minime di gestione,pensate se danno un soldo per gli ammortizzatori sociali.
Mille euro devono diventare 800 e forse anche meno.
Senza uno stato che assiste le classi meno abienti,vuol dire fame per 30 milioni di persone,miseria per altri 20 milioni e grandi mangiate e droga a tutto spiano per i nuovi padroni viziosi e ladri come i loro padri.
Ci rimpiangiamo il vecchio padrone dalle braghe bianche,che si limitava a sfruttare per costruirsi ville e amanti.
Questi nipoti invece, per pippare etti e etti di droga,avere la vita piena di schifi e di degrado,che oscura persino il degrado dei loro padri,rubano peggio di loro!
Non è che sono come i vecchi,questi sono degenerati e scivolano verso inferni brutti.
Lapo con la sua faccia schifosa è la dimostrazione vivente della degenerazione della nostra razza padrona!
Sono incapaci di intendere e di volere.
Oltre che salvare le loro fabbriche dobbiamo salvera anche loro.
In fondo fanno pena!
Ma purtroppo ci stanno facendo la guerra.
Quando ti sparano,non puòi stare a parlare o fare il filosofo.
Quando ti sparano o scappi come un vigliacco o ti armi e accetti lo scontro. 18-06-2010 18:45 - mariani maurizio
Non riconoscere il cambiamento e' miopia sindacale.
Le paratie stagne che separavano i Paesi sono state aperte e per il principio dei vasi comunicanti si dovra' trovare un punto d'equilibrio tra differenti situazioni geografiche.
Per cui i Paesi piu' avanzati dal punto di vista dei diritti e dei "privilegi" dovranno fare dei passi indietro.
"Salvare il salvabile" dovrebbe essere la parola d'ordine.
In fondo cedere sulla malattia nei giorni delle partite e delle elezioni non mi sembra grande scandalo.
Per me bisogna battere sugli aumenti salariali ai piu' meritevoli, non difendere i soliti privilegi di assenteisti e fannulloni. 18-06-2010 17:36 - stefano