Un «terremoto», strillano i quotidiani francofoni. «Il Belgio in ostaggio», grida il giornale sensazionalistico Derniere Heure. Il day after visto da sud fa paura. E un po' hanno ragione: dopo le elezioni di ieri, il Belgio è un paese diverso comunque scosso. Il grande successo degli indipendentisti fiamminghi del Nva - quasi un voto su tre per loro al nord - rischia realmente di mettere in moto la tettonica a zolle della secessione, anche se per ora il loro leader, Bart De Wever, ha indossato la divisa da pompiere.
Domenica notte, in pieno delirio da festeggiamenti, De Wever parte minaccioso con una versione tutta latina dell'acronimo del suo partito, Nil volentibus arduum, nulla è arduo per chi realmente lo desidera, ma poi si muove da statista. «Tendo la mano ai francofoni», assicura il leader del Nva. «Siamo coscienti - continua - della responsabilità che incombe su di noi. Vogliamo metterci al lavoro per giungere quanto prima a delle strutture che funzionano». Già ieri alle 3 di pomeriggio De Wever era a colloquio dal Re Alberto II, a cui ha ripetuto la sua disponibilità a «offrire la guida del governo a un francofono, se ciò serve come garanzia per delle grandi riforme».
L'offerta non può che essere per il socialista Elio Di Rupo, sangue abruzzese, cresciuto in un orfanotrofio, papillon d'ordinanza e la difficoltà di essere un politico omosessuale in un paese assai cattolico (ma assai più tollerante di altri). È lui il secondo vero vincitore delle elezioni di domenica. Il suo Partito socialista, Ps, ha raccolto il 36,6% delle preferenze nei collegi francofoni, divenendo il simbolo dell'unità del paese in un'epoca di incertezze, ma non solo. Il voto per i socialisti è anche un segnale di coesione sociale, e non solo territoriale, dato dagli elettori di fronte alla crisi economica. Ed in questo il Belgio segna una nota in controtendenza in Europa, dove i timori di bancarotte e la necessità di manovre lacrime e sangue hanno in genere - Regno unito, Olanda, Slovacchia, Ungheria - premiato la destra piuttosto che la sinistra.
Quel 36,6% del Ps equivale a 26 seggi nel Parlamento federale, solo uno in meno dell'Nva. Più indietro, a quota 18, arrivano i liberali francofoni, quindi a 17 i democristiani fiamminghi del premier uscente Yves Leterme e del Presidente della Ue Herman Von Rompuy, grandi sconfitti nelle urne. Gli altri grandi perdenti sono gli xenofobi del Vlaams Belang, arretrati da 17 a 12 seggi, uno in meno di socialisti e liberali fiamminghi. I loro voti sono finiti al Nva. Più indietro i dc francofoni, a 9, quindi i verdi, quelli francofoni a 8 (buon risultato) e quelli fiamminghi a 5.
Per fare governo ci vogliono almeno 76 deputati su 150, ma in Belgio non bastano i numeri, ci vuole pure un giusto mix tra forze fiamminghe e vallone, così vuole la prassi costituzionale. Formare un esecutivo non sarà quindi cosa facile, tra voglia di strappi e richiami all'unità. L'ultima volta, nel 2007, ci vollero 9 mesi e durò poco. Ora il parto rischia di essere ugualmente travagliato. Per quanto De Wever voglia fare lo statista e usi toni concilianti, il suo programma è chiaro: una riforma centrifuga dello Stato in direzione di un maggiore decentramento dei poteri e di una divisione dei flussi finanziari. In sostanza vuole una gestione separata delle tasse e, soprattutto, delle spese in sicurezza sociale e pensioni. In sostanza uno Stato confederale.
Una visione del Belgio che fa venire la pelle d'oca al sud, anche perché la separazione delle spese nel welfare equivale a mandare in soffitta qualsiasi impressione di solidarietà, a distruggere il paese. Che poi la separazione avvenga o meno anche formalmente è un altro discorso, perché il nodo di Bruxelles, della capitale dell'Europa, è troppo difficile da risolvere.
De Wever e Di Rupo, uomini agli antipodi un po' come le loro regioni, hanno ora la palla in mano. La questione è se sapranno giocare assieme. Il socialista ha già detto chiaramente che non intende fare il premier se questo implica realizzare il programma dell'Nva, dall'altro lato De Wever non potrà fare molti passi indietro e assai difficilmente darà l'ok a un esecutivo senza un chiaro patto previo di riforma dello Stato. Da quanto profonda sarà questa riforma, dipende il futuro del paese.
L'Europa si sta sfasciando.Si salvi chi può!
Con l'Europa si sta sfasciando la sua economia e le politiche democratiche con cui è nato tutto questo.
Hanno fatto una forzatura a riunire più popoli sotto una unica bandiera.Ma come si può spiegare a un fiammingo che il mondo è ormai globale.Quello sta ancora con i calzoni alla zuava e con la pipa in bocca.
Come i nostri padani che vanno alle manifestazioni sfoggiando le corna che le loro donne gli hanno fatto.
Bossi che a forza di avercelo duro e prendere pastiglie blu,gli si è irriggitito anche il corpo e parla con la bocca chiusa.
Mano mano, che la gente civile,si associa e cerca di parlare e di esportare usi e costumi sociali,il fiammingo e il padano stanno fermi e immobili a guardare il presente con gli occhi del passato.
Triste è quel mondo che invece di crescere torna indietro. 15-06-2010 19:04 - mariani maurizio