Zitti zitti, contando su un silenzio di tomba mediatico, politico e in buona misura anche sindacale, il governo ha messo a segno un altro duro colpo al lavoro dipendente. Un colpo che può diventare devastante perché consente alle imprese di aggirare completamente lo scoglio fin qui rappresentato dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Quello che impedisce a un datore di lavoro di licenziare «senza giusta causa»: ovvero senza colpe specifiche addebitabili al dipendente. Fin qui, in caso di «controversie» tra lavoratore e azienda, si potevano percorrere due strade: a) l’arbitrato, per i contenziosi meno problematici; b) il ricorso al giudice del lavoro in caso di licenziamento.
Con il decreto approvato con formula definitiva dal Senato il 3 marzo, invece, le aziende potranno imporre a ogni nuovo assunto di firmare insieme al contratto di assunzione un’«opzione preventiva» con cui il lavoratore «sceglie» di rinunciare alla via giudiziaria, accontentandosi del semplice «arbitrato». Ognuno di voi può immaginare la situazione: non trovi un lavoro stabile da anni, oppure la tua vecchia azienda è andata fallita da qualche mese. Ti capita di poter entrare in un nuovo posto; ti mettono davanti quel foglio in bianco da firmare, altrimenti puoi anche andartene. Quanti di voi troverebbero la forza di andarsene e via e rimettersi in cerca di un salario?
C’è anche un secondo modo, ancora più subdolo di importi «l’arbitrato». Nei contratti collettivi i sindacati potranno o no far inserire una formula analoga. Le imprese premono ovviamente perché sia inserita; i «sindacati complici» (Cisl, Uil, Ugl o chiunque altro sceglierà la controparte aziendale come «interlocutore privilegiato») saranno d’accordo. La Cgil si opporrà da lontano, perché intanto è stata esclusa dai tavoli di contrattazione (tranne le categorie più «disponibili» a un compromesso al ribasso). Et voilà! Nessuno o quasi potrà più far ricorso a un giudice per veder riconosciuto il proprio diritto a non essere licenziato. E’ vero, come dice Sacconi, che «l’art. 18 non è stato toccato». Semplicemente non potrà più essere applicato.
Ma non finisce qui. L’art. 52 del decreto stabilisce che i precari (o le finte partite Iva) che dovessero vedersi riconoscere dal giudice «la natura subordinata dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa», invece di essere assunti (come ora) verranno «liquidati» dall’azienda con un indennizzo variabile tra i 2,5 e i sei mesi di stipendio.
Non vi basta? Beh, se avete un figlio all’ultimo anno di scuola dell’obbligo (tra i 15 e i 16 anni, quindi) potrete tranquillamente spedirlo in fabbrica a fare «apprendistato». Varrà «come se» avesse studiato. Potrà dirsi «diplomato alla scuola della vita», come suo nonno.
chi di voi va a chiedere alla signora Emma Bonino, invece di quanti chili ha perso, che ne pensa la candidata alla presidenza della Regione Lazio di questo incentivo alle imprese? Per esempio se preferirà aiutare quelle che non lo applicano invece delle altre?
Questa è l'informazione sulla campagna elettorale che si vorrebbe da voi.
Livia 05-03-2010 12:56 - Livia Castelli
E' la modernità neoliberista!
http://blogabolizioneprecariato.blogspot.com/
dalemoni 05-03-2010 12:05 - dalemoni_2007@libero.it
anzi, in pratica svolgono la funzione dei "procacciatori di voto" tra i lavoratori..
che squallore di paese. 04-03-2010 22:03 - iggy
non scrivo queste cose per dare soluzioni, ma se non si comincia a operare una critica della produzione di merci, cioè una critica radicale, non nel senso di "sinistra radicale" che era più o meno un sinonimo di massimalismo postmoderno, ma radicale nel senso che va ad analizzare le radici di questo sistema, se non si fa questo, soluzioni non ci saranno, sarà cioè praticamente impossibile mettere a fuoco gli obiettivi per una mobilitazione di massa che sappia 'resistere' e 'superare' non tanto le storture di questo sistema, cosa ormai impossibile (vi ricordate la corrente piccista dei 'miglioristi', tanto moderata al punto che il nostro capo di stato viene da lì?), ma il sistema stesso, che è il sistema del lavoro, della logica della valorizzazione e della forma merce. 04-03-2010 21:19 - lpz