Distogliamo lo sguardo da Silvio Berlusconi e spostiamolo sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri a palazzo Graziosi e a Villa Certosa nell'inchiesta di Bari. Tutta questa storia aperta dalla denuncia di Veronica Lario sul «divertimento dell'imperatore» non ha niente di privato ed è tutta politica, stiamo sostenendo da più di un mese, perché porta alla luce un ganglio cruciale del sistema di potere e di consenso di Berlusconi e del berlusconismo. Ma sia il potere sia il consenso sono fatti relazionali: si fanno in due, chi dispone e chi obbedisce, chi propone e chi acconsente, sia pure in posizione dispari tra loro. Dunque c'è il sistema di potere del premier imperniato su una certa politica del sesso e dei rapporti fra i sessi, e ci sono queste giovani donne che vi partecipano e ne consentono il funzionamento, anzi lo hanno consentito fino a un certo punto per poi disvelarlo. Ed è chiaro che, se lo scandalo investe prima di tutto il premier, l'interesse dovrebbe volgersi parimenti a loro, per quello che dicono e che non dicono della società a cui appartengono e dell'immaginario, dei sogni e dei progetti, dell'etica e dell'estetica di cui sono portatrici. E che, salvo liquidare difensivamente escort e ragazze-immagine come eccezioni rispetto alla norma e alla normalità femminile, ci interrogano e ci interpellano: quella società, quell'immaginario, quei sogni e quei progetti, quell'etica e quell'estetica dicono qualcosa a noi tutte.
Leggendo e rileggendo dichiarazioni e interviste di Patrizia D'Addario, Lucia Rossini e Barbara Montereale, e soprattutto guardando e riguardando l'intervista filmata a quest'ultima sul sito di Repubblica, dove il viso e il corpo dicono più della parola scritta, cinque cose impressionano soprattutto. La prima è la padronanza con cui si catalogano e si contrattano mansioni, prestazioni e compensi: tanto per questo, il doppio per quello, «non lavoro per la gloria, se vado a una cena ci vado per avere dei soldi», fare la ragazza-immagine è diverso che fare la escort ma anche per una escort «quello è il suo lavoro, ognuno ha il suo lavoro». Ora, è dagli anni 80 che il movimento per i diritti delle prostitute rivendica - senza convincermi, aggiungo - che fare sesso a pagamento, ovvero vendere il proprio corpo, è un lavoro come un altro, da negoziare come si fa con qualunque lavoro. Ma come siamo arrivati a rendere contabile e negoziabile qualsiasi prestazione del corpo, un sorriso, una presenza a cena, un ballo a una festa, un'impronta che fa immagine? Mansioni come altre, sembra di sentir parlare gli operai che negli anni 70 ti spiegavano la catena di montaggio. Quale cambiamento culturale ha reso il corpo, per queste donne, simile a una macchina, e alienato come una macchina?
La seconda cosa è l'ossessione dell'immagine: non è nel regno delle cose ma in quello della rappresentazione che la vita si svolge. Le ragazze arrivano a palazzo Grazioli, cenano e per prima cosa vanno in bagno a fotografarsi, registe di se stesse, e a immortalare l'evento. L'emozione si deposita in quella foto, non riguarda tanto l'aver varcato la soglia del palazzo del potere (anche se dell'evento «straordinario» si dà notizia all'una di notte per telefono alla mamma che a sua volta tace e acconsente), quanto il registrare di averlo fatto e il poterlo mostrare ad altri. Qui il cambiamento culturale si chiama ovviamente televisione, fine del confine fra realtà e rappresentazione eccetera eccetera. Ma colpisce ugualmente - terza cosa -, a fronte di questo peso dell'immagine, la derubricazione del potere politico in sé e per sé. Che «Silvio» (per Barbara) o «Papi» (per le altre ospiti ancora senza volto) sia casualmente il presidente del consiglio sembra essere tutto sommato un fatto relativo, e certamente non comporta alcun particolare cambio di registro o di galateo. Né alcun sospetto o alcuna cautela: quarta cosa, impressiona l'affidamento cieco all'uomo potente, come se il potere (maschile) avesse d'incanto perso ogni opacità e fosse diventato trasparente, credibile, anch'esso negoziabile (io resto a dormire con te, tu mi aiuti a fare il mio residence sulla costa). Certo aiuta, in questo, l'acclarata «affettuosità» dell'ospite, che tutte conquista, come se - quinta cosa che colpisce - ciascuna stentasse assai a trovarla altrove, e segnatamente in altri uomini: del resto, ci informa Barbara, lei fa la ragazza immagine solo perché non può fare quello che vorrebbe, cioè «la moglie e la madre». E perché è questo che passa il convento, cioè il mercato del lavoro. Ma sul suo viso non passa mai l'ombra del risentimento, né del vittimismo. A conferma che tutta questa storia non si sta giocando nel registro di una rinnovata oppressione patriarcale, ma in quello di una perversa forma di emancipazione femminile, postpatriarcale e postfemminista. Che è forse ciò che la rende così complessa da leggere, in Italia e all'estero.
Avete presente le decine di migliaia di vessazioni quotidiane (in buona parte riconducibili alla catena di comando della criminalità organizzata, che grazie a costoro può gestire le condizioni materiali di chi altrimenti potrebbe prestare in piena o relativa serenità le proprie prestazioni) a cui vengono esposte le lavoratrici del sesso da un semplice sproloquo televisivo della Carfagna o dalla mera esistenza del reato di favoreggiamento della prostituzione (per cui sarebbe reato favorire qualcosa che non è reato! - andatelo a raccontare in qualsiasi Paese normale...)
Possibile che costoro abbiano sequestrato anche qualsiasi capacità di analisi sociale e politica, tanto da doverci ridurre a discettare di "moralismo" più o meno "vero/falso"?
Dove sono finite la critica dell'ideologia e del corpo?
Vsja vlast' fejam!!! 17-08-2009 21:07 - danigiolibndamaxsuzipiùmille
Credo che questo fenomeno interesserà sempre di più anche le donne e le ragazze italiane tenuto conto da un lato appunto della competitività della nostra società, dei modelli consumistici, della crisi e della mancanza di lavoro e dall'altro lato della sempre più crescente richiesta di servizi sessuali da parte degli uomini - ai vari livelli.
Del resto quante studentesse sono compiacenti coi loro professori per non avere problemi ad un esame ? Quante donne accettano di scendere a compromessi per un posto di lavoro ? Quante ragazze - anche giovanissime e sostenute dai genitori e dal fidanzatino - sono disposte ad esibire il loro corpo per una folgorante carriera nel mondo dello spettacolo? Tutto questo è sempre esistito, solo che oggi è molto più diffuso perchè è aumentata la domanda e l'offerta ed il senso del pudore si è molto abbassato. 25-06-2009 01:04 - gino vergari
hanno bisogno di soldi - ciascuna per i motivi più diversi (famiglia da mantenere, droga, voglia di avere tra le mani molto danaro da spendere ecc...) - perchè dobbiamo sempre aspettarci da queste donne che manifestino il loro modo di vivere, la loro condizione come se fossero delle disgraziate, disperate e derelitte? Per fare questa vita ci vuole grande forza d'animo e una donna che decide - più o meno spinta dalle circostanze - di fare questa vita prima o poi trova la forza e la convinzione per andare avanti. Anche se noi non sapremo mai come cavolo fanno e cosa provano nel fare il loro lavoro - possiamo solo rispettarle. 24-06-2009 23:31 - gino vergari
Professore universitario non si diventa per meriti scientifico/professionai ma per la fedelta' come suddito al barone che poi, se lo riterra' opportuno, esercitera' il diritto di cooptazione. La CISL e' un grosso centro di potere nelle universita' italiane e romane in particolar modo. Basta vedere il passato "sindacalista" di alcuni Rettori.
E cosi' la massoneria (Berlusconi), l'opus Dei (dell'Utri) e via discorrendo.
In questo contesto ognuno ritiene "normale" cercare di ottenere la migliore raccomandazione possibile e la vicinanza con i potenti e l'ingraziamento dei potenti e' sempre una cosa ambita e utile. L'uomo piu' ricco e potente d'Italia ovviamente e' il piu' ambito.
Insomma la corruzione si associa sempre al degrado del piu' debole che deve soggiacere alle regole del piu' forte se vuole andare avanti. La donne, che sono sempre state l'anello debole delle societa' sono le prime a degradarsi. E al punto in cui siamo il degrado si trasforma in trionfo se si riesce ad ottenere il "dovuto" tornaconto. 24-06-2009 21:38 - murmillus